Corpo femminile

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Hai qualche domanda?

Prima di chiamare, prima di scrivere, spesso vengono in mente mille domande.
Alcune pratiche: "come funziona", "quanto costa", "si può usare il Bonus". Altre più personali: "se fa per me", "se riuscirò a parlare", "cosa succede davvero in una seduta".
Ho raccolto qui le domande che mi vengono poste più spesso. Se la tua non c'è, puoi scrivermi o chiamarmi: rispondo di persona.

Come funziona il primo colloquio?

Il primo incontro è gratuito e serve soprattutto a conoscersi.
Non c'è nessun questionario da compilare, nessuna valutazione da superare: si parla di quello che sta succedendo o anche solo di quello che si sente vagamente, senza riuscire ancora a dargli un nome.
Alla fine del colloquio, se ha senso proseguire, decidiamo insieme come farlo.

Qual è la differenza tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra?

Lo psicologo è laureato in psicologia e può fare consulenze, sostegno e valutazioni.
Lo psicoterapeuta è uno psicologo che ha acquisito una specializzazione di quattro anni in più ed è abilitato a fare psicoterapia vera e propria, cioè un lavoro più profondo sui meccanismi che generano il disagio.
Lo psichiatra è un medico e può prescrivere anche una terapia farmacologica.
Io sono psicologa e psicoterapeuta, iscritta all'Albo del Lazio dal 1996.

Quando ha senso rivolgersi a una psicologa?

Non serve aspettare di stare "davvero male". ci si può rivolgere a uno psicologo quando "qualcosa non va", anche se non si riesce ancora a capire bene cosa.
Un periodo di ansia, una relazione che fa fatica, una sensazione di blocco, un lutto difficile da elaborare.
A volte basta un percorso breve per trovare un punto di appoggio. Altre volte serve più tempo. Lo si capisce insieme, strada facendo.

Posso usare il Bonus Psicologo?

Sì. Se hai diritto al contributo INPS, puoi utilizzarlo per le sedute nel mio studio. Per sapere come funziona e verificare se ne hai diritto, puoi consultare direttamente il sito INPS oppure contattarmi: ti rispondo volentieri.

Quanto dura una seduta e con che frequenza ci si vede?

Una seduta dura di solito un'ora.
All'inizio ci si vede in genere una volta a settimana, perché serve un po' di continuità per costruire un filo. Con il tempo, quando le cose si stabilizzano, si può diradare la frequenza.
Non esiste una regola fissa: dipende da quello che emerge e da come si lavora insieme.

Lo studio è accessibile?

Sì, lo studio si trova nelle vicinanze di Viterbo, al piano terra, con accesso senza barriere architettoniche e parcheggio comodo.
Se hai esigenze specifiche, scrivimi o chiamami prima di venire: troveremo la soluzione.

Cosa succede se la terapia non funziona?

È una domanda legittima, che mi fanno spesso. La risposta onesta è che non tutte le terapie funzionano allo stesso modo per tutte le persone, e non sempre la prima psicologa che si incontra è quella giusta.
Per questo il primo colloquio è gratuito: serve anche a capire se c'è una buona sintonia.
Se durante il percorso qualcosa non convince, si può dirlo - anzi, è utile dirlo. Parlarne fa parte del lavoro.

Si fanno anche sedute online?

Sì, è possibile fare sedute online. È un'opzione comoda in certi momenti: quando si è fuori sede, quando il tempo stringe, o semplicemente per chi abita lontano da Viterbo.
Detto questo, la mia preferenza, quando è possibile, è lavorare di persona. Non per una questione tecnica, ma perché la presenza fisica porta con sé qualcosa che lo schermo fatica a restituire: il silenzio, la gestualità, la stanza condivisa. Sono elementi che nel lavoro psicologico contano.
Se la situazione lo permette, vale la pena incontrarsi di persona, ma se online è l'unica opzione praticabile, funziona comunque.

Ho già fatto terapia in passato. Ha senso ricominciare?

Sì, e spesso il lavoro precedente aiuta, anche se è finito male o se sembra non aver lasciato tracce.
A volte ci si accorge col tempo che qualcosa è cambiato senza che ce ne fossimo resi conto. Altre volte si torna perché la vita ha portato nuove difficoltà, o perché un lavoro precedente ha aperto porte che vale la pena attraversare.
Ricominciare non significa ripartire da zero.

Non so bene di cosa ho bisogno. Posso venire anche così?

È probabilmente il modo più onesto di arrivare. e non è necessario avere le idee chiare su cosa non va o su cosa si vuole ottenere.
A volte si sa solo che qualcosa non funziona: è esattamente da lì che si comincia.

Posso portare in terapia mio figlio o mia figlia?

Dipende dall'età e dalla situazione. Lavoro con adolescenti e giovani adulti, e in certi casi anche con bambini attraverso approcci come la Sandplay Therapy, che permette di esprimere emozioni senza passare necessariamente per le parole.
Per i genitori che si interrogano sul comportamento dei figli, è possibile anche una consulenza di supporto psicopedagogico, senza necessariamente coinvolgere i figli in prima persona.

Cosa si dice durante una seduta? C'è un formato preciso?

No. Non esiste un copione. Si parla di quello che c'è — un episodio della settimana, un sogno, qualcosa che ha dato fastidio, una sensazione difficile da spiegare. A volte si piange, a volte si ride, a volte si sta in silenzio. Non ci sono risposte giuste o sbagliate, e non si viene giudicati.

È tutto riservato? Cosa rimane tra le mura dello studio?

Tutto.
Lo psicologo è tenuto al segreto professionale per legge, e questa non è una formalità: è una delle condizioni fondamentali perché la terapia possa funzionare. Le uniche eccezioni previste dalla legge riguardano situazioni di pericolo grave e immediato per la persona o per altri, casi che nella pratica clinica ordinaria sono estremamente rari.

Mi vergogno ad andare dallo psicologo. Come la gestisco?

È normale sentirsi così, e non è un segno di debolezza; anzi, riconoscere di aver bisogno di aiuto richiede coraggio.
Detto questo, non è necessario dirlo a nessuno. Quello che succede nello studio rimane nello studio.
Molte persone che vengono la prima volta mi dicono poi che non se lo aspettavano così: meno difficile, meno strano, più umano.

Posso smettere quando voglio?

Sì. Non esistono contratti, impegni vincolanti o minimi di sedute obbligatorie. Si può interrompere in qualsiasi momento.
L'ideale, quando si decide di fermarsi, è parlarne, anche solo per chiudere in modo consapevole piuttosto che sparire. Ma la scelta rimane sempre della persona.